Halloween 2024 Atto 4 – La Pattuglia:” Manhattan a mezzanotte”

Halloween 2024 Atto 4 – La Pattuglia:” Manhattan a mezzanotte”

Halloween 2024 Atto 4 – La Pattuglia:” Manhattan a mezzanotte”, scopriamo insieme l’atto 4 della nostra storia di avvicinamento ad Halloween 2024

Halloween 2024 Atto 4 - La Pattuglia:" Manhattan a mezzanotte"

Non so da dove cominciare. Non so neanche perché sto mettendo queste parole su carta. Forse per fare chiarezza dentro di me, o forse per dimenticare. Quello che ho visto quella notte… nessuna accademia, nessuna esperienza di pattuglia poteva prepararmi. Manhattan è una giungla, sempre lo è stata, ma ciò che ho incontrato lì fuori non era di questo mondo.

Era il 12 settembre 1995, una notte come tante altre. Io e il mio collega, Rodriguez, stavamo facendo il solito giro di pattuglia nell’East Village. Non era ancora l’una e il quartiere, nonostante tutto, si stava quietando. L’aria sapeva di pioggia e sporcizia, un odore che mi è sempre rimasto incollato addosso ogni volta che passavo per quelle strade. Ma quella notte c’era qualcosa di diverso, una tensione che non riuscivo a spiegare, una strana assenza di rumore, come se la città stessa avesse smesso di respirare per un istante.

Eravamo appena passati davanti a un bar, lo stesso dove avevano trovato una delle vittime del cosiddetto “Tarot Killer”, quando lo vidi. L’ombra si mosse con una rapidità disarmante, un movimento fulmineo che il mio cervello non riusciva a registrare del tutto. Era una figura avvolta in un lungo cappotto, alta, quasi irreale nella sua calma apparente. Ma quello che colpiva di più erano i suoi occhi. Non li vidi chiaramente, ma li sentii—sì, li sentii—penetrarmi l’anima da lontano. Fissarono per un attimo il vuoto, come se sapesse già tutto di me, prima ancora che potessi fare una mossa.

Iniziai a gridare a Rodriguez che qualcuno stava fuggendo dal vicolo, e senza pensare estrassi la pistola. Ma mentre avanzavo, mi bloccai. Di fronte a me, la scena che si stagliava nel vicolo era qualcosa che la mia mente non poteva comprendere. Un corpo, disteso a terra, era illuminato solo da un lampione tremolante. La donna non sembrava essere stata uccisa in modo convenzionale; non c’era sangue, nessun segno di lotta. Eppure, era evidente che la vita l’aveva abbandonata. Sul suo braccio, appena visibile, c’era un tatuaggio, ancora fresco. Una carta dei tarocchi: la Morte.

Mi avvicinai, ma il mio corpo sembrava rallentare, come se la gravità in quel vicolo fosse più forte, come se qualcosa mi trattenesse. L’aria era densa, quasi irrespirabile, e sentivo un brivido lungo la schiena che non riuscivo a scrollarmi di dosso. Il killer era scomparso, svanito nell’ombra, come se non fosse mai stato lì. Ma quel cadavere… era reale. Troppo reale.

Rodriguez mi raggiunse pochi secondi dopo. Lo vidi fissare il corpo, impietrito come me, poi alzò lo sguardo verso di me, e nei suoi occhi lessi la stessa incredulità, lo stesso terrore che mi stringeva il cuore. “Non… non c’è traccia,” mormorò, cercando invano di trovare una spiegazione logica a ciò che stava vedendo. Cercai di parlare, di dare ordini, ma la mia voce era come soffocata da qualcosa di invisibile.

All’improvviso, l’aria intorno a noi cambiò. Un vento gelido attraversò il vicolo, ma non c’erano foglie che si muovessero, nessun suono oltre al battito martellante nel mio petto. Fu in quel momento che lo vidi di nuovo, solo per un istante. L’uomo, o meglio l’ombra di quell’uomo, apparve dall’angolo del mio campo visivo, a una distanza impossibile. Gli occhi, quegli occhi vuoti, erano puntati su di noi. E poi, sparì di nuovo, inghiottito dal buio come se non fosse mai esistito.

Corsi dietro di lui, contro ogni logica, contro ogni istinto di sopravvivenza. Sapevo che non avrei dovuto, ma qualcosa dentro di me mi spingeva a seguirlo. Il vicolo sembrava allungarsi, le ombre si facevano più profonde, e ogni passo che facevo sembrava portarmi più lontano dalla realtà. Poi mi fermai di colpo. Il vicolo… era finito. Non c’era più nessuna uscita, solo un muro alto, liscio, invalicabile. Ero solo, il killer scomparso come se fosse stato inghiottito dalla città stessa.

Rodriguez mi raggiunse, ansimando, ma capii che anche lui aveva visto quello che avevo visto io. Non c’era più niente da dire. Tornammo indietro, verso il corpo della donna. Il tatuaggio sulla sua pelle sembrava quasi brillare sotto la luce fioca. Un messaggio, forse. Ma per chi?

Chiamammo rinforzi. Fecero tutto ciò che dovevano fare: delimitarono la scena, analizzarono il corpo, presero le prove. Ma io sapevo, lo sapevo con certezza. Non ci sarebbero stati riscontri. Non ci sarebbe stata nessuna traccia da seguire. L’assassino non lasciava dietro di sé nulla, tranne morte e vuoto.

Non ho mai parlato con nessuno di ciò che ho visto veramente. Nessuno avrebbe creduto che un uomo potesse scomparire così, senza lasciare un segno, né che il mondo stesso potesse deformarsi per accoglierlo e nasconderlo. Mi chiedo ogni giorno se sono impazzito, se ciò che ho vissuto non sia stato altro che un incubo contorto. Ma poi ripenso a quegli occhi. E so che non c’è nulla di più reale del terrore che ho provato quella notte.

Il Tarot Killer non è solo un uomo. È qualcosa di più profondo, un’entità che gioca con il destino delle sue vittime, e forse anche con il mio.

 

Bonus:

Halloween 2024 La Pattuglia

Comunicazione Radio.

Pattuglia 12 (voce ansimante):
“Centrale, qui Pattuglia 12! Abbiamo bisogno di rinforzi… subito! Non… non ha senso… Non ha senso, Cristo santo!”

Centrale:
“Pattuglia 12, calmo. Spiega la situazione. Cosa sta succedendo?”

Pattuglia 12 (parlata frammentata, agitata):
“Siamo nell’East Village… un vicolo tra la Seconda e la Terza. C’è un corpo. Ma… non è normale! Il sospetto era qui… era davanti a noi. Poi è sparito! Non c’è nessuna via d’uscita da questo maledetto vicolo! È come… come se fosse evaporato. Non… non capisco…”

Centrale:
“Pattuglia 12, ripeti. Il sospetto è fuggito? Non ci sono uscite nel vicolo?”

Pattuglia 12 (voce tremante):
“Sì! No! Non lo so… dannazione! Non ci sono uscite. Il corpo… la donna… è stesa qui. Ma non c’è sangue, Centrale! Niente! Solo quel tatuaggio… è una carta dei tarocchi. La Morte. Sta succedendo qualcosa di sbagliato, di… di malato!”

Centrale:
“Mantieni la calma, Pattuglia 12. I rinforzi sono in arrivo. Il sospetto potrebbe essere nascosto. Restate dove siete—”

Pattuglia 12 (ansimante, interrompe):
“NO! No, non capisci! È come se qualcosa ci stesse osservando, Centrale… Cristo, lo sento… è qui, nell’aria. È freddo, glaciale. Non… non ci sentiamo soli. C’è qualcosa… qualcuno!”

Centrale (voce più seria):
“Pattuglia 12, ripeto: stai calmo. Rinforzi in arrivo. Mantieni la posizione.”

Pattuglia 12 (quasi isterico):
“No… NO! Centrale, devi ascoltarmi! Questo non è… non è normale! Le luci, stanno tremolando… vedo ombre muoversi, ma non c’è nessuno! È come se… cazzo, è come se il vicolo stesso fosse vivo. Non possiamo rimanere qui! Non possiamo…”

Centrale (voce tesa):
“Pattuglia 12, rinforzi in arrivo tra pochi minuti. Mantieni la calma. Conferma che siete al sicuro.”

Pattuglia 12 (voce bassa, ansiosa):
“Non… non lo so. Centrale, c’è qualcosa qui con noi. Non lo vedo… ma lo sento. E… e non ci lascerà uscire.”

Statico. Poi silenzio.


Un grido soffocato tra le onde della radio, che lascia un’eco di terrore.

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